lunedì 11 giugno 2007

Destra/Sinistra: la fine di un paradigma



Alain de Benoist intona un circostanziato de profundis per questa bipartizione, il cui significato È ormai " offuscato ".

Le argomentazioni di de Benoist eccedono ampiamente i limiti indicati nel titolo dello scritto che le contiene. Oltre che una ricognizione del percorso storico di depotenziamento delle due nozioni, il testo è infatti una critica delle conseguenze della situazione che ha portato a questo risultato. La cancellazione delle identità ideologiche dei partiti, ormai " separati soltanto da differenze programmatiche insignificanti ", favorisce infatti " la diserzione del senso di cittadinanza " e trasforma " il gioco politico in uno spettacolo massmediale in cui il far sapere conta sempre più del saper fare ", svuotando la democrazia della sua originaria ragion d'essere. De Benoist individua e denuncia le responsabilità che sia la destra che la sinistra - che oggi " offrono sacrifici allo stesso dio: il culto del risultato, dell'efficacia e del profitto " hanno in questo processo degenerativo: " la destra era già stata corrotta dai possesso delle ricchezze; la sinistra è stata corrotta dalla loro conquista [... ] La destra ha perso il suo nemico principale: il comunismo. La sinistra ha scelto di tendere la mano al proprio: il capitalismo. Di fronte a questo fallimento, urgono nuove discriminanti, nuove linee di conflitto (e/o di convergenza) più solide e definite, che consentano di far recuperare alla politica una capacità di attrazione che è oggi andata perduta. Di certo, queste nuove pietre di confine disegneranno tracciati molto diversi da quelli cui eravamo abituati, giacchè " l'attuale crisi della distinzione destra/sinistra non vuol dire che non vi saranno mai più una destra e una sinistra, ma che questa distinzione, così come l'abbiamo conosciuta sino ad epoca recente, ha ormai perso la sua giustificazione. Essendo un riflesso di un'epoca che si sta concludendo, ha fatto il suo tempo. L'attualità lo conferma tutti i giorni ". I nuovi spartiacque passeranno dunque " fra modernità e postmodernità, lavoro e non-lavoro, produttivismo e ambiente ", individualismo e senso del legame sociale, e via dicendo. E la sfida cruciale non starà più nello scegliere fra destra e sinistra ma nel saper sintetizzare quel " che l'una e l'altra possono avere di migliore e di più vero ", scartando la gran quantità di zavorra che entrambi i concetti si sono portati dietro nel tempo.

2 commenti:

matteo ha detto...

non so se capisco e se sono d'accordo.

Quello che e' avvenuto e' una corruzione del linguaggio: "sinistra" dovrebbe significare opposizione alle concentrazioni di potere e contemporanea ricerca di una piu' giusta ridistribuzine dei beni materiali del mondo.

Il fatto che oggi la parola sinistra sia applicabile a Fassino ("il problema del WTO e' che ha troppo poce potere") significa che abbiamo corrotto il linguaggio, non gli ideali.

Ruz ha detto...

Sono parzialmente d'accordo con te, mi spiego meglio: la sinistra storica nasce per imitare il modello sovietico, per la rivoluzione della classe operaia e la lotta contro il nemico numero 1, il capitalismo. Una volta cadutoil comunismo però, i reduci hanno indubbiamente teso la mano e preso sotto mano il nemico giurato, il risultato lo si può riassumenre in una parola: FASSINO.
La definizione che dai te è la nuova visione che hanno le socialdemocrazie nordeuropee, che condivido in pieno.