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sabato 19 gennaio 2008

Spazzatura 5


l'incontro con i due misteriosi individui che leggevano l'Unità sul treno è stato illuminante. Finalmente, anche se indirettamente, ho capito come mai non vengono incentivate politiche di non produzione dei rifiuti. Infatti ho scoperto che la "pirelli ambiente" (
e la "acea" (http://www.aceaspa.it/pagine/Index.asponderanno) fonderanno nuova società specializzata nella costruzione di termovalorizzatori. Ma guarda un po'...


venerdì 19 ottobre 2007

L'impronta ecologica


da un articolo uscito su altreconomia, ho appreso quest'anno, nel mese di Ottobre, abbiamo esaurito le risorse ambientali messe a disposizione da Madre Natura. La notizia più grave è però che questa data si sta spostando sempre più indietro. Sempre secondo questo studio (Global Footprint network, la Rete mondiale dell’impronta ecologica) nel 1996 la dead line era intorno al 15 novembre. L'impronta ecologica in poche parole misura l’impatto che i consumi della popolazione esercitano sull’area di riferimento. Ogni spazio può contare su una superficie totale di ecosistemi ecologicamente produttivi, terrestri e acquatici (foreste, terre arabili, pascoli, aree marine produttive). La sostenibilità è garantita soltanto se la produzione di tali ecosistemi è sufficiente a fornire tutte le risorse utilizzate e ad assorbire tutte le emissioni prodotte. Ma dalla metà degli Ottanta, a livello globale, la popolazione ha consumato risorse e prodotto emissioni superiori a quelle assicurate dalle capacità del pianeta. L'effetto lo vediamo tutti, si chiama "Riscaldamento Globale". Il sovrasfruttamento ambientale è arrivato ormai al 30% e se tutti vivessero negli spazi e nello stile italiano, servirebbero 2,3 pianieti...

giovedì 18 ottobre 2007

Un blog per salvare l'ambiente - Blog action day



consiglio a tutti coloro che gestiscono un blog e che sono al contempo amanti e rispettosi della natura, di registrarsi su questo link: http://blogactionday.org/it


In poche parole si tratta di una serie di blog che per un giorno edicherano i propri post alla salvaguardia dell'ambiente.

venerdì 10 agosto 2007

Delfino bianco dello Yangtze


Purtroppo si tratta della quarta famiglia di mammifero ad essere cancellata dalla faccia della Terra dalla conquista dell'America, ed il primo grande vertebrato a scomparire negli ultimi 50 anni. Da ieri infatti il delfino bianco dello Yangtze (Cina) è stato dichiarato estinto. Un gruppo di ricercatori lo ha cercato invano tra le torbide acque del fiume azzurro, che tanto azzurro non è più a cusa dell'inquniamento, ma niente da fare. L'incredibile traffico di navi contenenti container, vecchie inbarcazioni a motore per il trasporto del carbone, le reti e gli ami dei pescatori, hanno avuto un ruolo determinante in questa scomparsa. Il colpo di grazia però è stato la costruzione della diga delle Tre Gole che, dal suo completamento nel 2003, ha provocato il declino dei piccoli pesci di cui si cibava.

martedì 26 giugno 2007

La Cina diventa il Paese che inquina di più al mondo, superando gli Usa


Il sorpasso era nell'aria, ma in pochi se lo aspettavano così presto. Sull'onda della sua inarrestabile ascesa economica, la Cina è già diventata il Paese più inquinante del mondo, spodestando gli Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'Agenzia olandese per il controllo del clima, l'anno scorso la Cina ha prodotto 6,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (+ 8,7 percento in un anno), considerata la principale responsabile del riscaldamento del pianeta, mentre gli Usa si sono fermati a 5,8 miliardi. Previsto inizialmente nel giro di un decennio, poi prima del 2010 e infine entro quest'anno, il balzo in avanti cinese ripropone l'esigenza del contenimento dei gas serra, dopo che nelle scorse settimane il vertice in Germania dei maggiori paesi industrializzati ha portato solo a vaghi impegni in questo senso.
I dati. Spinta da una crescita economica che da un decennio si aggira intorno al 10 percento annuo, la Cina ha visto aumentare esponenzialmente anche il suo bisogno di energia. Solo nell'ultimo anno, il Paese ha aggiunto alla rete elettrica una quantità di energia pari a quella dell'intera Gran Bretagna. Si calcola che, nel 2020, i consumi energetici cinesi saranno il doppio rispetto a quelli di oggi. Con scarse riserve di gas e petrolio, la Cina sta puntando forte sul carbone, che possiede in abbondanza (13 percento del totale mondiale). Nei prossimi otto anni, verranno costruite oltre 550 centrali elettriche a carbone, più di una a settimana, che si aggiungeranno alle circa 2.000 già esistenti. Il boom del carbone ha un costo umano: nelle 21.000 miniere cinesi, stimolate a produrre senza preoccuparsi troppo delle condizioni di sicurezza, muoiono quasi 4.000 lavoratori all'anno. Ma il costo è anche ambientale, perché l'economico carbone è il combustibile fossile più “sporco” che esista. L'incredibile sviluppo nel settore delle costruzioni – la Cina produce il 44 percento del cemento mondiale – è anche un'enorme fonte di emissioni nocive.
Accuse reciproche. Paese firmatario del protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas inquinanti, ma inserito nella fascia Non-Annex I (quella dei paesi in via di sviluppo), la Cina non è tenuta a rispettare nessuna soglia di emissioni. E questo per gli Stati Uniti, che quel trattato non l'hanno ratificato, rappresenta un problema e al tempo stesso una scusa per evitare di sottoscrivere accordi di riduzione dei gas serra. Un'intesa globale sul clima deve includere anche Cina e India, sostengono gli Usa: che senso ha limare la quantità di emissioni prodotte, dice Washington, se in questi paesi l'inquinamento cresce a tassi vertiginosi? Ma la Cina risponde facendo notare che le sue emissioni pro-capite sono un quinto di quelle statunitensi, e che non è giusto frenare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo.
Iniziative per la riduzione dei gas serra. Comunque sia, Pechino sta iniziando ad affrontare il problema dell'inquinamento, che già affligge diverse città cinesi. A parte iniziative pittoresche, come quella annunciata oggi dell'addestramento di “sniffatori professionisti” da sguinzagliare intorno alle fabbriche di Guangzhou, con l'obiettivo di identificare i gas illegali, il Paese ha appena presentato un piano per ottenere entro il 2010 il 10 percento della sua energia da fonti rinnovabili. Sono già in programma nuove centrali idroelettriche, nonché quattro reattori nucleari, ma nuove risorse verranno anche dedicate all'energia solare e a quella eolica. C'è anche il progetto di estendere le foreste, fino a coprire il 20 percento del territorio nazionale.
La nuova frontiera. Inoltre, come concesso dal protocollo di Kyoto, la Cina è diventata anche il nuovo eldorado per i progetti di riduzione delle emissioni. Le aziende occidentali, tenute a rispettare i nuovi parametri ambientalisti, hanno l'opzione di limitare le emissioni nocive nei paesi in via di sviluppo, a un costo minore di quanto dovrebbero sostenere a casa loro. In Cina stanno così spuntando centinaia di progetti per l'energia rinnovabile, sviluppati con soggetti cinesi e capitale straniero. “Il governo sta agevolando in tutti i modi l'afflusso di questa massa di denaro, conscio che il settore agevolerà lo sviluppo del paese”, confida a PeaceReporter un operatore italiano che lavora per un'azienda di emission-trading a Pechino.
Temperatura in salita. Comunque sia, un'iniziativa globale sulla riduzione dei gas nocivi è sempre più urgente. “Dobbiamo far scendere le emissioni entro 10-15 anni”, spiega al telefono Stefan Rahmstorf, un climatologo tedesco dell'università di Potsdam. “Se non lo faremo, avremo pochissime possibilità di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale: una soglia che, se oltrepassata, porterebbe a un disastro”. Dato che nella corsa verso i due gradi siamo già a un più 0,8, e che se la concentrazione di gas serra nell'atmosfera resterà la stessa la temperatura salirà comunque di un altro mezzo grado, il tempo stringe.

giovedì 21 giugno 2007

Andiamo sull'everest? Sì, in auto...

Per il viaggio della torcia olimpica il governo cinese non bada a spese. Lunedì comincerà a costruire appositamente un'autostrada
sull'Everest, la montagna più alta del mondo, per la quale Pechino pianifica un futuro di "affluenza turistica di massa". Per la prima volta
nella storia un tracciato di asfalto nuovo fiammante, con tanto di corsia di sorpasso e guard rail di sicurezza, violerà i pendii del mitico
Qomolangma (il nome dell'Everest in tibetano) la cui cima fu espugnata da sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay. Come sempre le maestranze
cinesi finiranno i lavori in tempi record. Fra quattro mesi l'autostrada sarà già aperta, con largo anticipo perché possa usarla l'atleta che
porterà la torcia olimpica nella sua tappa di massima altitudine. Dopo questa inaugurazione spettacolare legata ai Giochi di Pechino del
2008, la vetta più alta dell'Himalaya sarà sempre più accessibile. Se già da anni il boom dell'alpinismo le ha inflitto un visibile degrado
ambientale (montagne di rifiuti non degradabili), il futuro le riserva torpedoni e comitive.
All'Everest si può accedere sia dal Nepal, sia dal Tibet sotto controllo cinese. Negli ultimi anni è stato quest'ultimo il versante più
frequentato. Dalla cittadina tibetana di Tingri per raggiungere il Campo Base a 5.200 metri di altezza, finora c'è solo una stradina angusta
e dissestata. È lungo questo tracciato di 108 chilometri che le ruspe e le betoniere cinesi da lunedì avanzeranno implacabili, segnando il
trionfo del cemento e del bitume sulla montagna. La notizia dell'avvio dei lavori autostradali è stata lanciata con orgoglio dall'agenzia
stampa del governo, Nuova Cina: "Una volta completata - recita il comunicato ufficiale - l'autostrada diventerà l'itinerario preferito per
turisti e scalatori, che affolleranno l'Everest in quantità crescenti".
Il governo ha già stanziato 15 milioni di euro per i lavori ma sono spiccioli per le ambizioni di Pechino. Tutto l'itinerario della torcia
olimpica (137.000 km, 130 giorni di percorso a staffetta) è stato disegnato dal regime con scopi politici. L'isola di Taiwan, per esempio, si è dovuta ribellare al passaggio della torcia che la trattava alla stregua di una provincia cinese.
La tappa sull'Everest è l'atto più simbolico per sottolineare l'inclusione del Tibet nella Repubblica popolare: un'appartenenza che nei
manuali cinesi viene considerata come antichissima e incontestabile. In realtà la civiltà tibetana ha avuto una storia originale e distinta,
con lunghe fasi di indipendenza e perfino dei periodi in cui l'alleanza fra dinastie tibetane e mongole ebbe la meglio sui cinesi. Fu Mao
Zedong, il Grande Timoniere del comunismo, a lanciare l'Esercito popolare di liberazione nell'invasione di Lhasa e di tutto il Tibet nel
1950. L'attuale leader spirituale dei tibetani, il premio Nobel per la pace Dalai Lama, fu costretto all'esilio nel 1959 mentre la
repressione cinese diventava sempre più violenta. Proprio vicino al Campo Base dell'Everest, nella contea di Shigatse, la repressione cinese
ha colpito ancora nel 1995, quando i monaci buddisti della lamaseria di Tashilhunpo manifestarono in favore del Dalai Lama e furono repressi
brutalmente.
L'avvio della costruzione dell'autostrada sull'Everest coincide quasi giorno per giorno con l'anniversario dell'inaugurazione di un'altra
grande opera: il primo luglio 2006 diventava operativa la ferrovia da Pechino a Lhasa, il primo treno nella storia che collegava la capitale
tibetana con quella cinese e rompeva un isolamento ancestrale. All'approssimarsi del compleanno la stampa ufficiale moltiplica le
celebrazioni elogiative. Ecco alcuni titoli di quotidiani in questi giorni: "La ferrovia per il Tibet ha vinto la sua sfida contro
l'inverno", "I benefici economici del treno: crescita record per il Tibet", "Per gli scienziati la ferrovia non ha prodotto danni
all'ambiente".
All'unisono i mass media controllati dal governo recitano una sola versione: la Cina porta alle regioni arretrate come il Tibet i benefici
della modernità, l'aumento dei consumi e il miglioramento del tenore di vita. Pechino va fiera delle sue prodezze tecnologiche come la
costruzione della ferrovia più alta del mondo che ha dovuto superare problemi come l'instabilità del permafrost, il terreno ghiacciato in
profondità e soggetto a movimenti nelle stagioni calde. Ora anche l'autostrada si aggiungerà all'elenco delle meraviglie tecniche con cui la
Cina procede nella sua "conquista del West". L'altra faccia del miracolo è quella che preoccupa il Dalai Lama e molti tibetani.
Insieme con il boom economico innegabile (un record di tre milioni di turisti nel 2007, altri sei milioni attesi nel 2010, il commercio
estero in crescita del 41%) lo sviluppo delle infrastrutture accelera l'immigrazione degli Han - il ceppo etnico dominante della Cina - e
quindi la sinizzazione del Tibet che minaccia la sua identità culturale. In quanto al dissesto ambientale, il fatto che la Cina abbia
superato gli Stati Uniti nelle emissioni di CO2 ha effetti ben visibili in Tibet: il disgelo accelerato dei ghiacciai himalayani, la siccità
e la desertificazione.
Ma per Pechino le ragioni del Progresso devono avere la meglio. Zhang Mingxing, il funzionario governativo cinese che controlla le attività
sull'Everest, ha dichiarato: "L'autostrada è una manna per lo sviluppo locale. La vecchia strada era in pessimo stato. Ci voleva una giornata
per arrivare dai piedi della montagna al Campo Base. Ora gli scalatori potranno risparmiare energie. Così verranno sempre più numerosi". A
seguire, chissà, potrebbero esserci gli autogrill con parking per torpedoni, e infine una bella cabinovia ad aria pressurizzata.

martedì 19 giugno 2007

La trappola del carbone


Negli Stati Uniti il carbone manda in fumo le speranze degli ecologisti."Per ridurre i gas a effetto serra, il mondo dovrà smettere gradualmente di usare i carburanti fossili, soprattutto il carbone che genera la metà dell'energia degli Stati Uniti ed è responsabile del 32 per cento delle emissioni di anidride carbonica", scrive il Los Angeles Time.Il quotidiano indica tre strade per riuscirsi: "La prima è la più semplice e la meno efficace: ordinare a chi inquina di fare pulizia. Ma non si capisce come. La seconda è il sistema dei crediti: le aziende alle quali conviene ridurre le emissioni vendono i loro crediti a quelle che hanno più difficoltà, come scritto anche nel protocollo di Kyoto. Ma in Europa non ha funzionato: i tetti di emissione sono troppo alti e i costi ricadono sui consumatori. Meglio la terza, la tassa sull'anidride carbonica: incoraggia le aziende a investire su fonti di energia alternative e fa risparmiare i contribuenti: il denaro incassato dallo stato può essere usato per tagliare le tasse. Purtroppo tale metodo non sarà applicato, perché agli elettori l'idea della tassa non piace".Il New York Times invece si sofferma sulle soluzioni al doppio problema della dipendenza energetica e del riscaldamento globale: "Una politica destinata a risolvere un problema non deve peggiorare l'altro. Eppure questo potrebbe essere il risultato dell'eventuale apertura di impianti per convertire il carbone in benzina: l'abbondanza di riserve di carbone negli Stati Uniti lo rendono ideale per sostituire il petrolio, ma le emissioni di questo carburante inquinerebbero quasi come il diesel. Si devono esplorare nuove strade". Il Washington Post chiede la fine delle sovvenzioni alle centrali a carbone che forniscono energia alle zone rurali, perché non sono incoraggiate a investire sulle fonti di energia alternativa.

venerdì 8 giugno 2007

Vedremo le rondini con il cappotto?









Negli ultimi anni gli uccelli migratori che hanno svernato in Africa, anticipano sempre di più le date della migrazione primaverile. Pettirossi, merli, fringuelli ma anche rondini e pigliamosche sono costretti ad arrivare prima nei territori di riproduzione per adattarsi alle primavere europee sempre più precoci. Chi non si adatta, come sta succedendo a certe popolazioni di passeriformi, rischia si arrivare quando ormai le larve e gli insetti, necessari per lo sviluppo delle covate, sono già finiti. Di fronte a scenari come questi, serve a poco pensare ad alzare dighe, come ad esempio il MOSE: l'unica strada percorribile è la ri-naturalizzazione del territorio. Questa dovrebbe essere la prima vera grande opera pubblica di cui ha bisogno il Paese, e che porterebbe anche ad una significativa occupazione.

mercoledì 30 maggio 2007

NUCLEARE - E' bello fare i finocchi con il culo degli altri!!!














Vi consiglio caldamente di leggere l'articolo apparso su repubblica: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/veronesi-rubbia/veronesi-rubbia.html.

Io propongo di costrutire 9 centrali nucleari, un inceneritore (sorry: termovalorizzatore) ed una discarica, intorno alla villa con piscina di veronesi. La decima centrale in prossimità di villa Arcore. Che ne dite?

Sono sconvolto perchè queste persone (veronesi) vengono chiamate a ricoprire cariche di responsabilità nel governo nazionale. Speriamo in bene.