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giovedì 24 gennaio 2008

Bush si meraviglia


ebbene sì, circa un mese fa, il presidente americano durante la sua visita in medio oriente si è anche fermato qualche ora in Israele di fronte alla fiaccola eterna che ricorda l'olocausto. Oltre alla commozione, si è chiesto come mai durante la 2ª guerra mondiale non si siano state affrontate azioni serie per liberare i prigionieri dei campi di concentramento. Bush ha dimostrato ancora una volta di non amare la lettura, ma soprattutto di non avere un rapporto molto proficuo con la storia.

Per gli Alleati la vicenda ebraica non era la questione prioritaria. Lo dicono fior fiore di documenti rinvenuti dagli archivi inglesi dell'allora premier inglese. Ad aggravante di ciò, non regge nemmeno la scusa che non si sapeva nulla delle tragedie in corso, in quanto i tedeschi erano stati intercettati sia dagli inglesi che dagli americani, la notizia però non era stata divulgata per "motivi di sicurezza". Lo dimostra anche il fatto che i bombardamenti sulla Germania, si sono fermati miracolosamente ad 8 Km dal campo di concentramento di Mathausen.

martedì 27 novembre 2007

Conoscete l'ordine 81?


Per chi non lo conoscesse vi consiglio caldamente di leggere l'articolo che si trova a questo link: http://italy2.peacelink.org/ecologia/articles/art_9503.html (oppure questo, è il solito: http://lists.peacelink.it/consumatori/2005/03/msg00084.html)

In pratica questo ordine constringe i contadini dell'Iraq ad acquistare i semi del grano dalle multinazionali, e vieta di fatto la conservazione dei sementi frutto di millenni di incroci.

Riporto alcuni stralci significativi dell'articolo:
"La parte più significativa dell'Order 81 è il nuovo capitolo che introduce la PVP, "Plant Variety Protection". Questa non si occupa della protezione della biodiversità, bensì della protezione degli interessi commerciali delle grandi corporation dell'agro-business.
Per essere conformi alla PVP, le sementi devono soddisfare i seguenti criteri: devono essere "nuove, distinte, uniformi e stabili". Sotto le nuove direttive imposte dall'Order 81, pertanto, i tipi di sementi che i contadini iracheni sono ora incoraggiati a far crescere da parte di multinazionali come la WWWC saranno quelle registrate sotto la PVP.
Dall'altro lato, è impossibile per le sementi sviluppate dagli Iracheni soddisfare questi criteri. Queste sementi non sono "nuove" poiché sono il frutto di millenni di sviluppo. Né tantomeno sono "distinte". Il libero scambio di sementi praticato per secoli assicura che le caratteristiche siano diffuse e condivise fra le varietà locali. E sono l'opposto dell'"uniformità e della "stabilità" per la loro intrinseca natura della biodiversità. Queste si incrociano con le altre varietà prossime a loro, assicurando un continuo cambiamento e adattamento. [...] Si ricordi che il 97% dei contadini iracheni conservano le proprie sementi. L'Order 81 li obbliga a pagare per questo. È stata aggiunta una nuova riga alla legge che recita: "È fatto divieto ai contadini di riutilizzare sementi di varietà protette o di altre varietà menzionate nel comma 1 e 2 del paragrafo (C) dell'articolo 14 del presente Capitolo."

venerdì 2 novembre 2007

Che coraggio


Per la 16esima volta il consiglio dell'ONU ha votato a stragrande maggioranza (tranne Usa, Israele, Isole Marshall e Isole Palau) per la fine dell'embargo USA su CUBA. Peccato che il testo non fosse vincolante, risultato: gli Stati Uniti continueranno tranquillamente a portare avante un'inutile guerra commerciale contro l'isola caraibica (che nel frattempo accoglie tutti i cittadini americani che hanno bisogno di cure ma non hanno l'assicurazione medica).

Ovviamente lo sceriffo George W. Bush ha fatto sapere che le sanzioni andranno avanti fino a quando “il regime manterrà il suo monopolio sulla vita politica e economica del popolo cubano”, il solito che "soffre" a causa delle sanzioni.

lunedì 1 ottobre 2007

il mal voluto non è mai troppo


la saggezza popolare...
le armi dei sepraratisti curdi del PKK (turchia) sono di fabbricazione russa. Secodno i
turchi però, i curdi adesso utilizzano anche armi made in USA, quelle cioè che gli USA
forniscono all'esercito iracheno e quindi anche alla fazione curda del nord. Anche
Hamas per ironia della sorte, utilizza armi USA, in quanto il governo Olmert ha deciso
da armare Al Fatah per combattere Hamas. Durante la guerra civile però Hamas è riuscita
a conquistare la striscia di Gaza ed ad impadronirsi delle armi in questione. I
talebani invece utilizzano armi cinesi (sia fuci li che missili terra-aria), in questo
caso però le armi sono arrivate quando i servizi segreti pakistani (sempre tramite il
benestare USA) sponsorizzavano i talebani.

giovedì 6 settembre 2007

Quanto costa un'appendicite?


Ieri sera sono andato a vedere Sicko, il film di Michael Moore. Per chi ha visto gli Stati uniti solamente dalle finestre su New York degli inviati dei telegiornali, è un film assolutamente da vedere. Grazie a Matteo (che a lungo è stato senza copertura sanitaria) e ai numerosi viaggi in USA, non tutte le notizie sul sistema sanitario americano erano delle novità.

Moore su di me ha avuto il grande merito di aprirmi gli occhi, non tanto sugli USA, ma sulla nostra fortunata condizione italiana, in cui, nel bene o nel male, il profitto viene dopo l'uomo, almeno quando si parla di salute. Chi lavora nel settore farmaceutico forse sarà di un altro avviso, però non voglio immagiarmi la fattura per un'operazione di appendicite, visto che farsi riattaccare una falange del dito anulare occore sborsare 12.000 dollari (per il medio 64.000).

martedì 4 settembre 2007

Disarmo nucleare


Cristopher Hill ce l'ha fatta (forse), dopo anni di tensione e minacce reciproche, durante l'ultimo colloquio bilaterale con la Corea del nord, il negoziatore statunitense è riuscito a raggiungere un accordo in cui il regime di Pyongyang si impegna a fornire una lista completa di tutti i programmi nucleari e lo smantellamento degli stessi entro l'anno. Intanto a causa delle ultime piogge monsoniche, il vertice previsto a fine Settembre con la Corea del Sud, rischia di saltare.


Il problema è sempre il solito, la Corea del Nord infatti è maestra in questi tira e molla. Di solito quando è alla fame, accetta il negoziato, a fronte di un lauto ed anticipato pagamento, per poi disonorare puntualmente tutti gli impegni presi. Quando la tensione cala poi, arriva in genere un gesto plateale e provocatorio (colpi di pistola al confine, test missilistici, invasione di acque territoriali altrui). Questa tattica ha sempre funzionato, fino ad ora.

lunedì 27 agosto 2007

Pan per focaccia


Da dicembre, i cittadini Usa diretti in Bolivia dovranno chiedere il visto, così come devono fare da tempo i boliviani che vanno negli Stati Uniti. Lo riferisce l'emittente radiofonica Erbol di La Paz. La decisione era stata annunciata il 1° gennaio scorso dal presidente Evo Morales che durante un consiglio dei ministri indetto a Capodanno aveva detto: "Siamo una nazione piccola, ma abbiamo la nostra dignità come qualsiasi altra". L'ambasciatore boliviano a Washington, Gustavo Guzman, ha commentato che è ora necessario un accurato lavoro preparatorio con i consolati per rendere efficiente il lavoro di richiesta e concessione dei visti. Secondo Guzman la pratica di richiesta di visto per i cittadini degli Stati Uniti "durerà da uno a due mesi".

martedì 7 agosto 2007

Vai e vivrai



Ho finito di leggere ieri sera questo interessantissimo libro "vai e vivrai". Parla della poco conosciuta storia dei falasha, il popolo ebraico nero d'Etiopia, che intorno agli anni '80, con l'aiuto dei servizi segreti Israeliani (Mossad) e della CIA, venne trasferito in Sudan per poi approdare, con dei voli di linea, nella terra promessa, Israele. Questa vicenda fa da sfondo alla storia di Shlomo, un ragazzo cristiano Etiope, che, grazie all'adozione momentanea di una donna falasha che aveva da poco perso il figlio legittimo, riesce a salvare il ragazzo dalle terribili condizioni del campo profughi sudanese.
Molto bello, hanno fatto pure un film.

lunedì 6 agosto 2007

Cia Vs Stasi



Gli Stati Uniti hanno varato un nuovo pacchetto anti-terrorismo degno dei migliori servizi segreti dell'ex-blocco comunista. Queste norme violano ovviamente la privacy di tutti i cittadini Statunitensi (es. intercettazioni telefoniche fino a 6 mesi senza autorizzazione del giudice, la STASI lo chiamava "trattamento speciale") ma anche norme che andranno ad influire negativamente sui visitatori e gli uomini d'affari. Almeno 2 giorni prima della partenza infatti, sarà obbligatorio presentare la mappa di tutti gli spostamenti (giornalieri) per ottenere il visto. La medesima procedura, serviva per poter visitare l'Unione Sovietica e l'attuale Russia.

mercoledì 11 luglio 2007

Murdoch piglia tutto



Rupert Murdoch ha intrapreso una trattativa per l'acquisto del Wall Street Journal, molti temono che il potente magnate cambi la linea editoriale del giornale.
La scorsa settimana Rupert Murdoch, il magnate australiano dei mezzi d'informazione, ha intrapreso una trattativa d'acquisto per circa cinque miliardi di dollari, con la famiglia Bancroft, proprietaria della società Dow Jones. Se la trattativa andrà in porto, Murdoch arricchirà il suo vasto patrimonio con una delle più famose testate del giornalismo finanziario: il Wall Street Journal. Del suo impero fanno già parte Fox television, 20th Century Fox, Direct Tv, The New York Post e The Times.
"Sembrerebbe che i Bancrofts non amino lo stile di giornalismo voluto da Murdoch e temono che il potente miliardario possa immischiarsi nella gestione del giornale, licenziando i vertici del giornale e cambiandone la linea politica. Anche se Murdoch firmerà degli accordi in cui si impegnerà a tenersi fuori dalle decisioni redazionali, sicuramente troverà altri modi per esercitare il suo controllo. Quando paghi cinque miliardi di dollari per comprare qualcosa, puoi fare tutti i cambiamenti che ritieni necessari", commenta Eric Conrad sulle pagine del Kennebec Journal & Morning Sentinel del Maine.
Il Los Angeles Times ricorda che Murdoch è stato costretto a stipulare l'accordo di non ingerenza nei contenuti del giornale anche quando, venticinque anni fa, acquistò il Times di Londra. "Sicuramente il Times ha continuato a rivolgersi a un pubblico molto diverso da quello del Sun o del News of the world, che appartengono sempre a Murdoch, ma l'editore non ha mancato di imprimere la sua linea al giornale. Sarebbe stato irrealistico aspettarsi il contrario".
"Raramente abbiamo assistito a una messa in scena del genere da parte della stampa durante la conclusione di un affare", commenta il Boston Globe . "Il giornale di Wall Street è stato dipinto come una fanciulla timida e povera che prova a evitare la morte scegliendo una cattiva sorte e Murdoch come il ricco seduttore che approfitta delle sue virtù".

sabato 7 luglio 2007

Attenzione ai Crocs... bloccano i respiratori negli ospedali!!!




L’anno scorso hanno calzato i piedi dei vip più belli e più famosi di Hollywood, adesso stanno sbarcando nella vecchia Europa impreziosite di gioielli e pendaglietti: sono le calzature preferite di marinai e infermieri. Eppure, gli ospedali li mettono al bando: producono l’elettricità statica ingolfando i macchinari.
Stiamo parlando delle mitiche Crocs, gli zoccoli di plastica più amati oltreoceano (nella serie record di ascolti Grey’s Anatomy i fascinosi tirocinanti del Seattle Hospital non se le tolgono praticamente mai), che l’autorevole quotidiano inglese The Times ha recentemente bollato come «le scarpe più brutte mai create, eppure hanno avuto l’approvazione dell’industria della moda».
Anche in Italia la mania impazza: il canale televisivo Leonardo manda addirittura in onda una trasmissione totalmente dedicata a loro (Freeze).
Non certo indimenticabili per l’estetica, le Crocs sono state indicate dai più come una vera e propria manna per l’olfatto nella calura estiva. Spiega la teutonica Suddeutsche Zeitung: «Uno dei più grandi dilemmi dell’attuale storia dell’umanità è come conciliare, nella calura estiva, scarpe chiuse e piedi sudati, soprattutto quando si ha a che fare con incontri galanti.
Mentre tutto il mondo attende una soluzione, in Nordamerica l’hanno già trovata. Comprano ormai da alcuni mesi le scarpe chiamate “Crocs”. Una croc è praticamente uno zoccolo di plastica, precisamente di cellulosa granulare. Sulla tomaia ci sono dei fori che permettono al piede di respirare e favoriscono la circolazione. La comodità sta nel fatto che le si può sempre indossare, senza mai toglierle, per far la doccia, nello shopping, per andare in macchina». Guarda caso, i vip di Hollywood, notoriamente meno attenti rispetto ai colleghi italiani si sono fatti fotografare con indosso le Crocs. La lista è lunga: questi simpatici zoccoli di resina colorata si sono guadagnati un posto negli armadi più esclusivi. Matt Damon, Jack Nicholson, Al Pacino, Paris Hilton, Ben Affleck e Kate Winslet le indossano. All’inizio gli acquirenti erano marinai. Poi è cominciato il passa parola, tra giardinieri, medici, camerieri e altri professionisti che devono lavorare in piedi tutto il giorno.
Un palato fine come quello dello chef newyorkese di origine italiana, Mario Batali ha persino dichiarato alla rivista Departure di possederne almeno 30 paia.Tutte arancioni.Ha confessato di lavarle in lavastoviglie e di indossarle mentre sono ancora tiepide.
Eppure, come succede a ogni fashion trend imperante, arrivano i detrattori. Un ospedale svedese, come ha recentemente scritto il britannico “The Guardian”, ha deciso di vietare ai lavoratori l’utilizzo delle Crocs, sotto accusa perchè genererebbero elettricità statica che può mettere fuori uso i macchinari medici.
All’ospedale di Blekinge, nel sud della Svezia, si sospetta che siano stati proprio i famosi zoccoli di plastica ad aver bloccato in almeno tre casi respiratori e altri macchinari medici, fortunatamente senza conseguenze gravi. Il portavoce della struttura ospedaliera, Bjorn Lofqvist, sostiene addirittura che chi indossa le Crocs si trasforma in una sorta di “nube con fulmini”. Non a caso una portavoce dell’azienda che importa le Crocs in Svezia ha dichiarato che sono in corso test sulle scarpe.

giovedì 5 luglio 2007

Transformers... PERICOLO!!!!!







Non ho mai visto un'americanata tanto americana come questo film!!! E' incredibile, nemmeno Independence Day o Aramageddon riescono a superare questo inno trionfalistico all'industria bellica e manifatturiera americana. STATE ATTENTI!!!!!! CI STANNO COLONIALIZZANDO!!!! con questi film bombardano di messaggi fasulli e di falsi miti i ragazzi da 10 ai 15 anni. Sembrava di sentire un volo pindarico di bush su libertà, democrazia, bene e male ecc ecc... un solo appello disperato, LIBERATECI!!!!!!!!!

Crocs... ci sono cascato anch'io...




alla fine li ho comprati anch'io, e li ho comprati pure alla Silvia!!!

mercoledì 4 luglio 2007

Somalia, altri bombardamenti USA


Non è bastata alle truppe somalo-etiopi la vittoria dello scorso mese nella battaglia di Mogadiscio, costata la vita a più di 1.300 persone, per ottenere il controllo della città. Dopo la caduta, avvenuta in dicembre, delle Corti islamiche, le milizie dei clan e gli islamisti si sono alleati in vista di un obiettivo comune: rovesciare il governo di transizione e scacciare le truppe
etiopi dal Paese. Nelle ultime settimane, voci sempre più insistenti parlano della Somalia come di un nuovo paradiso per terroristi: nella tattica degli insorti hanno fatto la loro apparizione gli attentati suicidi, prima sconosciuti a queste latitudini, accompagnati da video di martiri diffusi su internet che inneggiano alla guerra santa contro gli invasori. Gli elementi più radicali delle ex-Corti islamiche, riorganizzatisi, si sarebbero affiliati ad al-Qaeda per condurre una resistenza a colpi di attentati kamikaze stile Iraq. Gli Stati Uniti non sono stati a guardare e a inizio mese hanno bombardato (per la terza volta dall'inizio dell'anno) il territorio somalo, cercando di colpire i ricercati responsabili degli attentati alle ambasciate Usa in Kenya e Tanzania del 1998, che provocarono più di duecentoquaranta vittime. I nuovi raid aerei hanno interessato il nord della Somalia, dove recentemente si sarebbe registrata la presenza di combattenti stranieri, venuti per rispondere all'appello alla jihad lanciato qualche mese fa da alcuni leader delle Corti. Al Dipartimento di Stato Usa il deteriorarsi della questione somala è visto con crescente preoccupazione, complice anche il disinteresse della comunità internazionale, limitatasi finora a organizzare alcune operazioni di assistenza alla popolazione in fuga dalla capitale. Da una parte le truppe etiopi, che sostengono quasi da sole il governo, appaiono troppo forti per essere sconfitte in campo aperto dagli insorti, dall'altra, gli islamisti e le milizie sono decisi a continuare la battaglia a colpi di attentati, le cui principali vittime rimangono civili. Gli ingredienti perché la guerra somala continui ancora a lungo ci sono tutti.

martedì 26 giugno 2007

La Cina diventa il Paese che inquina di più al mondo, superando gli Usa


Il sorpasso era nell'aria, ma in pochi se lo aspettavano così presto. Sull'onda della sua inarrestabile ascesa economica, la Cina è già diventata il Paese più inquinante del mondo, spodestando gli Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'Agenzia olandese per il controllo del clima, l'anno scorso la Cina ha prodotto 6,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (+ 8,7 percento in un anno), considerata la principale responsabile del riscaldamento del pianeta, mentre gli Usa si sono fermati a 5,8 miliardi. Previsto inizialmente nel giro di un decennio, poi prima del 2010 e infine entro quest'anno, il balzo in avanti cinese ripropone l'esigenza del contenimento dei gas serra, dopo che nelle scorse settimane il vertice in Germania dei maggiori paesi industrializzati ha portato solo a vaghi impegni in questo senso.
I dati. Spinta da una crescita economica che da un decennio si aggira intorno al 10 percento annuo, la Cina ha visto aumentare esponenzialmente anche il suo bisogno di energia. Solo nell'ultimo anno, il Paese ha aggiunto alla rete elettrica una quantità di energia pari a quella dell'intera Gran Bretagna. Si calcola che, nel 2020, i consumi energetici cinesi saranno il doppio rispetto a quelli di oggi. Con scarse riserve di gas e petrolio, la Cina sta puntando forte sul carbone, che possiede in abbondanza (13 percento del totale mondiale). Nei prossimi otto anni, verranno costruite oltre 550 centrali elettriche a carbone, più di una a settimana, che si aggiungeranno alle circa 2.000 già esistenti. Il boom del carbone ha un costo umano: nelle 21.000 miniere cinesi, stimolate a produrre senza preoccuparsi troppo delle condizioni di sicurezza, muoiono quasi 4.000 lavoratori all'anno. Ma il costo è anche ambientale, perché l'economico carbone è il combustibile fossile più “sporco” che esista. L'incredibile sviluppo nel settore delle costruzioni – la Cina produce il 44 percento del cemento mondiale – è anche un'enorme fonte di emissioni nocive.
Accuse reciproche. Paese firmatario del protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas inquinanti, ma inserito nella fascia Non-Annex I (quella dei paesi in via di sviluppo), la Cina non è tenuta a rispettare nessuna soglia di emissioni. E questo per gli Stati Uniti, che quel trattato non l'hanno ratificato, rappresenta un problema e al tempo stesso una scusa per evitare di sottoscrivere accordi di riduzione dei gas serra. Un'intesa globale sul clima deve includere anche Cina e India, sostengono gli Usa: che senso ha limare la quantità di emissioni prodotte, dice Washington, se in questi paesi l'inquinamento cresce a tassi vertiginosi? Ma la Cina risponde facendo notare che le sue emissioni pro-capite sono un quinto di quelle statunitensi, e che non è giusto frenare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo.
Iniziative per la riduzione dei gas serra. Comunque sia, Pechino sta iniziando ad affrontare il problema dell'inquinamento, che già affligge diverse città cinesi. A parte iniziative pittoresche, come quella annunciata oggi dell'addestramento di “sniffatori professionisti” da sguinzagliare intorno alle fabbriche di Guangzhou, con l'obiettivo di identificare i gas illegali, il Paese ha appena presentato un piano per ottenere entro il 2010 il 10 percento della sua energia da fonti rinnovabili. Sono già in programma nuove centrali idroelettriche, nonché quattro reattori nucleari, ma nuove risorse verranno anche dedicate all'energia solare e a quella eolica. C'è anche il progetto di estendere le foreste, fino a coprire il 20 percento del territorio nazionale.
La nuova frontiera. Inoltre, come concesso dal protocollo di Kyoto, la Cina è diventata anche il nuovo eldorado per i progetti di riduzione delle emissioni. Le aziende occidentali, tenute a rispettare i nuovi parametri ambientalisti, hanno l'opzione di limitare le emissioni nocive nei paesi in via di sviluppo, a un costo minore di quanto dovrebbero sostenere a casa loro. In Cina stanno così spuntando centinaia di progetti per l'energia rinnovabile, sviluppati con soggetti cinesi e capitale straniero. “Il governo sta agevolando in tutti i modi l'afflusso di questa massa di denaro, conscio che il settore agevolerà lo sviluppo del paese”, confida a PeaceReporter un operatore italiano che lavora per un'azienda di emission-trading a Pechino.
Temperatura in salita. Comunque sia, un'iniziativa globale sulla riduzione dei gas nocivi è sempre più urgente. “Dobbiamo far scendere le emissioni entro 10-15 anni”, spiega al telefono Stefan Rahmstorf, un climatologo tedesco dell'università di Potsdam. “Se non lo faremo, avremo pochissime possibilità di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale: una soglia che, se oltrepassata, porterebbe a un disastro”. Dato che nella corsa verso i due gradi siamo già a un più 0,8, e che se la concentrazione di gas serra nell'atmosfera resterà la stessa la temperatura salirà comunque di un altro mezzo grado, il tempo stringe.

martedì 19 giugno 2007

La trappola del carbone


Negli Stati Uniti il carbone manda in fumo le speranze degli ecologisti."Per ridurre i gas a effetto serra, il mondo dovrà smettere gradualmente di usare i carburanti fossili, soprattutto il carbone che genera la metà dell'energia degli Stati Uniti ed è responsabile del 32 per cento delle emissioni di anidride carbonica", scrive il Los Angeles Time.Il quotidiano indica tre strade per riuscirsi: "La prima è la più semplice e la meno efficace: ordinare a chi inquina di fare pulizia. Ma non si capisce come. La seconda è il sistema dei crediti: le aziende alle quali conviene ridurre le emissioni vendono i loro crediti a quelle che hanno più difficoltà, come scritto anche nel protocollo di Kyoto. Ma in Europa non ha funzionato: i tetti di emissione sono troppo alti e i costi ricadono sui consumatori. Meglio la terza, la tassa sull'anidride carbonica: incoraggia le aziende a investire su fonti di energia alternative e fa risparmiare i contribuenti: il denaro incassato dallo stato può essere usato per tagliare le tasse. Purtroppo tale metodo non sarà applicato, perché agli elettori l'idea della tassa non piace".Il New York Times invece si sofferma sulle soluzioni al doppio problema della dipendenza energetica e del riscaldamento globale: "Una politica destinata a risolvere un problema non deve peggiorare l'altro. Eppure questo potrebbe essere il risultato dell'eventuale apertura di impianti per convertire il carbone in benzina: l'abbondanza di riserve di carbone negli Stati Uniti lo rendono ideale per sostituire il petrolio, ma le emissioni di questo carburante inquinerebbero quasi come il diesel. Si devono esplorare nuove strade". Il Washington Post chiede la fine delle sovvenzioni alle centrali a carbone che forniscono energia alle zone rurali, perché non sono incoraggiate a investire sulle fonti di energia alternativa.

martedì 12 giugno 2007

Guerra permanente - Le bombe di washington


La marina statunitense ha bombardato una presunta base di Al Qaeda nella regione autonoma del Puntland (Somalia). Nell'operazione sarebbero rimasti uccisi dodici islamisti.




Domanda: sono bombardamenti autorizzati?