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sabato 15 settembre 2007

Su chi puntiamo il dito?



Si prevede un inverno freddo per l'Italia, si spera quindi in un effetto serra "benevolo" che ci conceda un inverno mite. Siamo schiavi del metano, lo sappiamo, ma lo sappiamo da molti anni e cosa facciamo? Niente. Le industrie energetiche continuano ad investire in energie fossili quando anche i muri sanno che presto si esauriranno (Enel ha puntato il suo piano industriale nazionale sul carbone e quello internazionale sul nucleare). Quest'anno quindi, quando il politico di turno punterà il dito sul metano, ricordatevi che servirà esclusivamente per legittimare l'utilizzo di carbone e nucleare.

giovedì 13 settembre 2007

Un po' dei numeri


Partiamo da un assioma: l'acqua è vita, ed è l'elemento fondamentale per la vita umana.

Solo il 3% di tutta l'acqua presente sulla terra è potabile ed il 2,7% viene utilizzato dall'industria. Il rimanente 0,3% è destinato all'uso quotidiano degli uomini.
E' su questo 0,3% che le multinazionali si stanno combattendo, cosa succederà quando tutta l'acqua sarà in mano a dei privati?

Nel 2050 si stima che occorreranno 2 pianeti come il nostro, per far fronte alla crescente domanda di energia.

Sempre nel 2050 si stima che serviranno 4 pianeti come il nostro per i rifiuti.

Tra 40 anni tutto il pesce che abitualmente è sulle nostre tavole sarà esaurito e saremo costretti a mangiare meduse.

Dove stiamo andando?

sabato 25 agosto 2007

Che aria respiriamo?



la risposta è semplice!!! basta dare un'occhiata al sito dell'Arpat cliccando su questo link: http://www.arpat.toscana.it/cgi/bollettini/view-pt.py?indexpage;perData



l'ho messo anche tra i link preferiti

martedì 26 giugno 2007

La Cina diventa il Paese che inquina di più al mondo, superando gli Usa


Il sorpasso era nell'aria, ma in pochi se lo aspettavano così presto. Sull'onda della sua inarrestabile ascesa economica, la Cina è già diventata il Paese più inquinante del mondo, spodestando gli Stati Uniti. Secondo un rapporto dell'Agenzia olandese per il controllo del clima, l'anno scorso la Cina ha prodotto 6,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (+ 8,7 percento in un anno), considerata la principale responsabile del riscaldamento del pianeta, mentre gli Usa si sono fermati a 5,8 miliardi. Previsto inizialmente nel giro di un decennio, poi prima del 2010 e infine entro quest'anno, il balzo in avanti cinese ripropone l'esigenza del contenimento dei gas serra, dopo che nelle scorse settimane il vertice in Germania dei maggiori paesi industrializzati ha portato solo a vaghi impegni in questo senso.
I dati. Spinta da una crescita economica che da un decennio si aggira intorno al 10 percento annuo, la Cina ha visto aumentare esponenzialmente anche il suo bisogno di energia. Solo nell'ultimo anno, il Paese ha aggiunto alla rete elettrica una quantità di energia pari a quella dell'intera Gran Bretagna. Si calcola che, nel 2020, i consumi energetici cinesi saranno il doppio rispetto a quelli di oggi. Con scarse riserve di gas e petrolio, la Cina sta puntando forte sul carbone, che possiede in abbondanza (13 percento del totale mondiale). Nei prossimi otto anni, verranno costruite oltre 550 centrali elettriche a carbone, più di una a settimana, che si aggiungeranno alle circa 2.000 già esistenti. Il boom del carbone ha un costo umano: nelle 21.000 miniere cinesi, stimolate a produrre senza preoccuparsi troppo delle condizioni di sicurezza, muoiono quasi 4.000 lavoratori all'anno. Ma il costo è anche ambientale, perché l'economico carbone è il combustibile fossile più “sporco” che esista. L'incredibile sviluppo nel settore delle costruzioni – la Cina produce il 44 percento del cemento mondiale – è anche un'enorme fonte di emissioni nocive.
Accuse reciproche. Paese firmatario del protocollo di Kyoto sulla riduzione di gas inquinanti, ma inserito nella fascia Non-Annex I (quella dei paesi in via di sviluppo), la Cina non è tenuta a rispettare nessuna soglia di emissioni. E questo per gli Stati Uniti, che quel trattato non l'hanno ratificato, rappresenta un problema e al tempo stesso una scusa per evitare di sottoscrivere accordi di riduzione dei gas serra. Un'intesa globale sul clima deve includere anche Cina e India, sostengono gli Usa: che senso ha limare la quantità di emissioni prodotte, dice Washington, se in questi paesi l'inquinamento cresce a tassi vertiginosi? Ma la Cina risponde facendo notare che le sue emissioni pro-capite sono un quinto di quelle statunitensi, e che non è giusto frenare la crescita economica dei paesi in via di sviluppo.
Iniziative per la riduzione dei gas serra. Comunque sia, Pechino sta iniziando ad affrontare il problema dell'inquinamento, che già affligge diverse città cinesi. A parte iniziative pittoresche, come quella annunciata oggi dell'addestramento di “sniffatori professionisti” da sguinzagliare intorno alle fabbriche di Guangzhou, con l'obiettivo di identificare i gas illegali, il Paese ha appena presentato un piano per ottenere entro il 2010 il 10 percento della sua energia da fonti rinnovabili. Sono già in programma nuove centrali idroelettriche, nonché quattro reattori nucleari, ma nuove risorse verranno anche dedicate all'energia solare e a quella eolica. C'è anche il progetto di estendere le foreste, fino a coprire il 20 percento del territorio nazionale.
La nuova frontiera. Inoltre, come concesso dal protocollo di Kyoto, la Cina è diventata anche il nuovo eldorado per i progetti di riduzione delle emissioni. Le aziende occidentali, tenute a rispettare i nuovi parametri ambientalisti, hanno l'opzione di limitare le emissioni nocive nei paesi in via di sviluppo, a un costo minore di quanto dovrebbero sostenere a casa loro. In Cina stanno così spuntando centinaia di progetti per l'energia rinnovabile, sviluppati con soggetti cinesi e capitale straniero. “Il governo sta agevolando in tutti i modi l'afflusso di questa massa di denaro, conscio che il settore agevolerà lo sviluppo del paese”, confida a PeaceReporter un operatore italiano che lavora per un'azienda di emission-trading a Pechino.
Temperatura in salita. Comunque sia, un'iniziativa globale sulla riduzione dei gas nocivi è sempre più urgente. “Dobbiamo far scendere le emissioni entro 10-15 anni”, spiega al telefono Stefan Rahmstorf, un climatologo tedesco dell'università di Potsdam. “Se non lo faremo, avremo pochissime possibilità di contenere il riscaldamento globale entro i due gradi, rispetto alla temperatura media dell'epoca preindustriale: una soglia che, se oltrepassata, porterebbe a un disastro”. Dato che nella corsa verso i due gradi siamo già a un più 0,8, e che se la concentrazione di gas serra nell'atmosfera resterà la stessa la temperatura salirà comunque di un altro mezzo grado, il tempo stringe.