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giovedì 27 gennaio 2011

basta poco per esser sereni

in realtà sono abbastanza semplice

è bastato leggere un racconto del mio carissimo amico Gianpaolo al corso di scrittura creativa di ieri sera per farmi passare il mal di testa

è basta la polenta con salsicce, cavolo nero e costoline di maiale, una bottiglia di vino rosso, una fetta di torta sacher ed i cantucci fatti con con il cacao ed i pezzi di cioccolata al posto delle mandorle, per rendere la serata speciale e essere il giorno dopo, cioè oggi, di buon umore

venerdì 30 luglio 2010

Strada ferrata

Ore e ore a attendere quel pittore da quattro soldi.

“come si chiamava?”

“Renoir”

Ore e ore a attendere, nella medesima posizione, strano quell’Aprile 1912.


Strano, molto strano anche quel tipo.


Ore e ore a mostrare il profilo destro, mentre dipingeva il sinistro.

Lo sfondo, semplicemente sfumato.

Non lo pagammo a ore, per fortuna.


Dov’è che ha visto tutta quella luce riflessa da quel viso?


Profilo sinistro.

Naso leggermente in su.

Contorni sfumati


Eva Wasserman.


Strano quell’Aprile.


Grigio, ma ciò nonostante Aprile.


Strano anche il mio destino.


Perché scegliere proprio quella forma espressiva?

Una fotografia era forse troppo moderna?


Strisciante narcisismo alla Dorian Gray.


Cosa pretendeva mio padre?


Sarei invecchiata anch’io, le rughe avrebbero irrimediabilmente segnato il mio viso e il mio corpo.

I segni della vecchiaia mi avrebbero rimodellato, senza chiedermi il permesso.


Senza chiedermi il permesso questo strano tipo mi disegnò una pelle liscia e luminosa senza eguali, liscia e luminosa senza paragoni, liscia e luminosa senza futuro.

Era per questo che odiavo quel quadro.

“ti piace?”

“no”


Strano il destino.


Abbandonare la casa natale non è mai piacevole, quando te lo fanno fare con la forza lo è ancora meno. Quando fummo costretti a prendere solo lo stretto necessario, fui felice di lasciare quel quadro in soggiorno.


Prima di uscire di casa,


guardai il dipinto


guardai lo specchio


già dicevano cose differenti




Stazione di Milano binario 21.


Ci assicurarono che i bagagli sarebbero arrivati a destinazione.

Mio padre continuava a chiedere alle forze di polizia della casa, dei mobili, di quel quadro.


C’erano due scompartimenti


uno per i cavalli, uno per gli ebrei.



Prima di entrare nell’ufficio di “der kommandant”, vidi una donna che doveva essere una ragazza, vidi anche la sua pelle ruvida che doveva essere liscia e curata, vidi quei suoi capelli corti e mal tagliati che dovevano esser lunghi e luminosi.


Quanta strada avevo fatto.


“11.154, da oggi si occuperà della pulizia di questi ambienti”

Ebbi il coraggio di alzare lo sguardo, il quadro di mio padre troneggiava in quell’ufficio con il suo orrendo splendore.




Svogliato vagabondare per la steppa Russa.

Un lussuoso vestito di sacchi di patate rubato in fretta e furia dai magazzini tedeschi, abbandonati, saccheggiati da randagi, uomini, morti che si aggiravano per il campo, vestiti di nulla, con gli ultimi brandelli di carne attaccata alle ossa, pronti a nutrirsi degli altri se stessi.



Paura di un viaggio di sola andata



tutti quei km

terra straniera sconfinata e sconosciuta

tutta quella lingua di metallo


era rimasto solo lo scompartimento per cavalli



stazione di Milano

binario 21


oggi


quelle lingue di ferro sembrano meno maledette, una navetta speciale, gli scompartimenti scomparsi.


una giovane nipote che spinge una sedia a rotelle


l’anziana signora si ferma di nuovo di fronte a quel ritratto passato per le mani di mezza Europa, acquistato dal denaro del suo torturatore e infine appeso a un muro di un’importante museo.


Anche questo molto strano.


“ti piace?”

“no”

martedì 20 luglio 2010

naufraghi

ruberei
tutto quello che vedi

il cielo ruberei
le stelle ruberei

ed anche se
per me non è bello

non importa

nemmeno a me

se per te
volare

è

anzi
non sono io

se questa
per te
è la felicità

ti vestirei d'angelo
e
lascerei
queste mani
che

naufraghe

si allontanano

e sarà anche la mia

giovedì 15 luglio 2010

non è bastato

Ho bucato questa zattera
con il peggio di me

Non é bastato
il tempo

Non é bastato
il silenzio

Non sono bastate
le scuse
i chilometri
i perdoni

Niente é bastato
perché questa barca
spersa
non si riempisse
del peggio di noi

lunedì 12 luglio 2010

ti giuro

ti giuro
che l'unica cosa per cui varrebbe la pena di vivere
è sapere che sei felice

ti giuro
che l'unica cosa per cui varrebbe la pena di ardere
è sfiorare le tue spalle, mettere a posto quella spallina caduta

e ti giuro
che l'unica cosa per cui varrebbe la pena faticare
è poterti salutare ancora una volta

giovedì 8 luglio 2010

cartine

volatili
queste cartine

di persone

che

scosse

cadono
al primo soffio di vento

lunedì 5 luglio 2010

se questi se

cosa ci posso fare
se mi piace il sole
del tuo tramonto

se mi piace il rosa
intorno alla tua casa

cosa ci posso fare
se in fondo sono debole
e tu mi davi forza

se mi da gioia
donarti un sorriso

cosa ci posso fare
se ogni istante lo passo con te
anche se non ci sei più

se tutta la tristezza di questo mondo
ha bussato a questa porta

se questi se riempiono queste pagine
che tento di strappare
che provo a buttate
e che corro a ricucire

domenica 4 luglio 2010

amarcord ..... oh mio Dio....


caldo soffocante, non trovo niente di meglio che guardare vecchie foto perse nei meandri di hard disk polverosi...

Ebbene sì, strimpellavo anche la chitarra (c'era ancora la lira...)

sabato 3 luglio 2010

pc ko

si é fusa la scheda madre del mio pc
Questo ha fatto sì che stamani ho letto il giornale cartaceo
Un miracolo
Leggendo il trafiletto a destra della prima pagina de "la repubblica" sul disastro petrolifero mi è venuta un'illuminazione

Come facciamo ad estirpare la povertà nel mondo?
Basta far fuori tutti i poveri

venerdì 2 luglio 2010

falsi riflessi

euforia riflessa
in questi
inutili
forse

venerdì 25 giugno 2010

non più

candida
è la neve

su questo monte
che divide
le nostre vite

che non fa stringere
le nostre dita

che non fa sfiorare
i nostri sguardi

non più

giovedì 24 giugno 2010

l'unico modo

vorrei abbracciarti
per farmi colpire
forte
perché è l'unico modo
per sfogare la rabbia

vorrei abbracciarti
per piangere
tutte le lacrime che servono
perché è l'unico modo
per sfogare il dolore

vorrei abbracciarti
per avere il tuo perdono
quello vero
perché è l'unico modo
l'unico che conosco

vorrei abbracciarti
per continuare
parlare
perché è l'unico modo
per guardare le tue stelle

vorrei abbracciarti
semplicemente
ancora una volta

lunedì 21 giugno 2010

occhi di stelle

occhi di stelle
dove sei?


fammi vedere
il rosa, al tramonto
delle tue montagne
attraverso i tuoi occhi


fammi vedere
le stelle riflesse

in te

quelle che ho spento


ti prego riaccendi questo cielo
avrò il coraggio di riguardarlo
di riconquistare quelle vette
di sentirmi a casa in quella valle

mercoledì 16 giugno 2010

Cosa rimane

Cos'è rimasto?


ti guardo avanti
perchè non ho coraggio
riesco solo a vedere la punta delle tue ballerine


Cosa


ti porto la borsa
"mi dispiace"


Rimane

martedì 15 giugno 2010

tu sei

tu
sei
tutto quello

quello che mi hai dato

quello che

tutto quello ho fatto

e quello che

avrei voluto

ma che

fu

lunedì 14 giugno 2010

momenti

usato da momento

sbatto contro un muro d'egoismo

è troppo il tempo passato a cambiare

domenica 13 giugno 2010

note

10 note

bastaron

per seppellire il mio giorno

sabato 12 giugno 2010

vento

argentico sbattere

è il fruscio dei tuoi capelli neri

musa

coprono i tuoi occhi

e le tue labbra

giovedì 10 giugno 2010

infiniti riflessi

Pensando a te, rivedo i miei occhi incuriositi dietro il finestrino di un remis.

Rivedo riflettere le luci di quella che doveva essere la nostra infinita strada da Ezeza alle
sgangherate strade di Palermo.

Gli incroci senza semaforo, perchè così era il nostro cuore.

Le strade sfasciate, perchè così era il nostro vivere.

I cani randagi che vagabondavano per le strade deserte, perchè così eravamo.

La signora con lo zainetto fatto di sacchetti di plastica, a ricordarci quanto sono fragili i nostri averi.

I cartoneros, a rammentarci che un cartone piegato può diventare ragione di vita.

Gli autobus senza orario, per smuoverti a prendere il primo come un'occasione che non puoi più
riavere.

Il caldo tropicale che calma i nostri sensi.

Un (quel) biglietto non strappato

Quella strada da Palermo a Ezeza

sabato 5 giugno 2010

periodo di risacca

Ma cosa mi sta succedendo?

mi sono alzato per andare al mare ed ho riempito il mio zainetto, con giacca a vento, pile, borraccia ecc ecc, in preda ad una sorta di eccitazione mista a tristezza, rimpiato, senso di colpa, voglia di farla finita, ho preso la statale 12 in direzione Abetone.

Dopo circa 3 ore di camminata tutta in salita senza sosta, mi sono ritrovato sul monte Gennaio (1900 metri) completamente distrutto e sudato. Mi sono sdraiato sulla cima, a farmi compagnia c'erano solo le pulsazioni del mio cuore, affaticato dopo una folle salita senza soste ne acqua.

Ho scritto di nuovo, a lei, sul libro di vetta.

Praticamente sto impazzendo.